La famiglia

Oggi sappiamo che la famiglia è attaccata da alcune tendenze culturali che di fatto la stanno frammentando in una serie di forme surrogate di essa. Secondo alcuni, separazioni, divorzi, unioni di fatto, pseudo-famiglie non fondate sul matrimonio, e quant’altro sono da ritenersi “conquiste civili”; in realtà sono “soluzioni di ripiego, rimedi estremi a situazioni difficili e patologiche. Per gli studiosi più seri, sembra si possa risalire la china se alla famiglia vengono incontro sia il sostegno della comunità ecclesiale, che può facilitarne il recupero della consistenza etica e relazionale, sia politiche sociali e nuove iniziative legislative che la rafforzino come istituzione fondamentale della società”[207]. La situazione difficile in cui si trova oggi la famiglia esige sforzi di solidarietà, ma va anche detto che, nel rispetto della sussidiarietà, la protagonista della politica familiare deve essere la famiglia stessa.
In concreto le politiche che attualmente, secondo l’insegnamento sociale della Chiesa, possono essere messe in atto a favore della famiglia sono:

  • politiche a favore della natalità, che nei Paesi occidentali ha raggiunto livelli bassissimi e preoccupanti: se si vuole un futuro positivo per la società, bisogna favorire la famiglia che vuole i figli attraverso sgravi fiscali e servizi concreti di supporto per le famiglie numerose;
  • politiche che rendono flessibile l’organizzazione del lavoro in modo che vengano rispettate le necessità del lavoratore in relazione alla sua vita domestica e familiare. A chi deve assistere bambini, anziani o ammalati deve essere data la possibilità di farlo attraverso la concessione di periodi di aspettativa, di assegni di maternità o di paternità, del part-time o di altre forme più elastiche di organizzazione del tempo e dei ritmi di lavoro. A tal proposito è opportuno che lo Stato incentivi, attraverso la leva fiscale, le aziende che introducono tali flessibilità;
  • politiche che incentivano l’associazionismo familiare in modo da creare reti di mutuo soccorso. In tal senso vanno favorite le cooperative che si occupano di aiutare le famiglie nelle piccole ma importanti necessità quotidiane, come quella di custodire i bambini piccoli quando i genitori sono al lavoro, o quella di occuparsi degli anziani che altrimenti sarebbero abbandonati;
  • politiche urbanistiche e abitative che permettono alla famiglie numerose e con anziani a carico di vivere in case dignitose e in quartieri dove poter trovare luoghi affidabili di socializzazione per i figli;
  • politiche di assistenza e non di assistenzialismo deresponsabilizzante;
  • politiche che riconoscono lo specifico contributo delle famiglie nel rapporto con gli enti pubblici. Le amministrazioni locali devono favorire le iniziative autonome delle famiglie, le quali non vanno considerate come mere esecutrici di decisioni già stabilite;
  • politiche che favoriscono la formazione di case-famiglia in grado di accogliere bambini o ragazzi, i cui genitori non sono nella possibilità di accudirli, per aiutarli a ricostruire i legami con la famiglia d’origine;
  • politiche che semplificano le adozioni e gli affidi, per aiutare le famiglie ad aprire le loro case più facilmente ai bambini che ne hanno bisogno[208].

In ogni caso, al di la delle soluzioni concrete, una vera politica per la famiglia non può prescindere da alcuni criteri fondamentali:

  • le politiche familiari non sono politiche di lotta alla povertà e pertanto non possono essere legate esclusivamente al reddito. Ogni famiglia va sostenuta perché un bene prezioso per la collettività;
  • le politiche familiari devono essere applicate sempre in chiave sussidiaria e non assistenziale. La solidarietà è certamente il fine dell’azione politica, ma non può mai essere disgiunta dalla sussidiarietà;
  • le politiche familiari non devono sostenere i singoli, ma la famiglia in quanto tale, tenendo conto dei carichi familiari;
  • le politiche familiari non devono essere declinate in politiche del lavoro, della casa, della sanità, ma in politiche del lavoro per la famiglia, della casa per la famiglia, della sanità per la famiglia[209].

Il secolo scorso ci ha lasciato in eredità delle politiche familiari che, avendo perduto di vista la famiglia, hanno inseguito singoli bisogni e singole situazioni. Le sfide dei prossimi decenni consistono nel riscoprire l’autentico significato della famiglia e nel “rinnovare la filosofia che ha regnato negli ultimi decenni: la politica sociale va tradotta in politica della comunità locale intesa non come politica “per” la comunità, ma come politica fatta “dalla” comunità e la politica fatta dalla comunità locale deve adottare il punto di vista della famiglia e le qualità tipiche della sua azione, l’educazione e la cura. Il compito delle Istituzioni pubbliche deve diventare sostanzialmente quello di riconvertirsi da “gestori del tutto” ad “ordinatori generali”, secondo il principio di sussidiarietà”[210]. Ben vengano, dunque, quelle iniziative legislative e quelle concrete politiche di intervento che riconoscono alla famiglia dei precisi contenuti, cioè che la trattano come soggetto sociale delle nostre comunità locali. “Chi adotta una visione privatistica della famiglia come una scatola vuota dove gli individui possono esprimere le loro preferenze e i loro gusti a piacimento, senza alcuna ricaduta sociale né rilevanza pubblica, finisce per sostenere ancora una volta l’assistenzialismo e la passivizzazione delle famiglie”[211].

[207] Cfr. Toso Mario, «Solidarietà e sussidiarietà nell’insegnamento sociale della Chiesa», a. c., p. 546.

[208] Cfr. Ibid., pp. 546-547.

[209] Cfr. Santolini Luisa, «Politiche familiari e società civile», in La Società, 2 (2004), pp. 260-261.

[210] Ibid., p. 262.

[211] Donati Pierpaolo, «Lavoro e famiglia: perché e come bisogna conciliarli», in P. Donati (a cura), Famiglia e lavoro: dal conflitto a nuove sinergie, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, p.22.

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